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Droni subacquei nel soccorso: Londra introduce una nuova tecnologia contro l’annegamento

Il London Ambulance Service è il primo servizio di ambulanza del Regno Unito a impiegare droni subacquei nelle operazioni di ricerca e soccorso. Una tecnologia pensata per individuare più rapidamente le persone sommerse e, allo stesso tempo, ridurre l’esposizione al rischio dei soccorritori.

La tecnologia entra sempre più concretamente negli scenari di soccorso acquatico. Il London Ambulance Service (LAS) ha introdotto quattro droni subacquei destinati alle proprie squadre specialistiche HART – Hazardous Area Response Team – diventando il primo servizio di ambulanza del Regno Unito a dotarsi stabilmente di questo tipo di dispositivo. L’investimento dichiarato supera le 40.000 sterline.

L’obiettivo è affrontare uno dei problemi più complessi nelle emergenze in acqua: localizzare e raggiungere rapidamente una persona che si trova al di sotto della superficie, soprattutto in ambienti nei quali l’ingresso diretto dei soccorritori può comportare ulteriori rischi.


Occhi e braccia sotto la superficie

I droni vengono utilizzati dagli specialisti HART insieme a sistemi sonar che consentono di localizzare una persona sommersa. Una volta individuata la posizione, il veicolo subacqueo può essere inviato verso il target trasmettendo all’operatore immagini in tempo reale. Il dispositivo dispone inoltre di un braccio meccanico, attraverso il quale può agganciare la persona e contribuire a riportarla verso la superficie. Secondo il London Ambulance Service, una volta raggiunto il bordo dell’acqua il sistema può essere messo in funzione in meno di due minuti.

La presenza di telecamere e illuminazione consente inoltre di operare in condizioni nelle quali la visibilità sott’acqua può essere fortemente limitata. La tecnologia utilizzata dal servizio londinese appartiene alla categoria dei ROV – Remotely Operated Vehicles, veicoli subacquei controllati a distanza. Il produttore del modello impiegato dal LAS indica, per il dispositivo, capacità operative fino a 200 metri di profondità, telecamera 4K, potenti sistemi di illuminazione e rilevazione in tempo reale di parametri come profondità e temperatura dell’acqua.

Ridurre il tempo di intervento senza esporre un altro soccorritore

L’aspetto probabilmente più interessante non è però rappresentato dalle sole prestazioni tecniche. Un soccorso in acqua comporta infatti un rischio anche per chi interviene. Corrente, scarsa visibilità, basse temperature, ostacoli sommersi e difficoltà nel determinare con precisione la posizione della persona possono trasformare rapidamente un tentativo di soccorso in un ulteriore scenario di emergenza.

Come ha spiegato la paramedica HART Christel Oweis, anche per un soccorritore esperto entrare in acqua per raggiungere una persona può essere estremamente impegnativo. I nuovi droni consentono alle squadre di individuare e raggiungere più rapidamente chi si trova sommerso, riducendo allo stesso tempo la necessità di esporre direttamente il personale a condizioni pericolose.

Il London Ambulance Service interviene mediamente in oltre 50 incidenti per annegamento ogni anno e i nuovi dispositivi sono già stati inseriti nell’addestramento degli operatori HART, con scenari simulati sia in piscina sia in strutture per l’addestramento in acque mosse.

Tecnologia a supporto, non in sostituzione, del soccorso

L’introduzione dei droni subacquei rappresenta un esempio interessante di come la tecnologia possa modificare alcune fasi del soccorso. Non si tratta di sostituire il soccorritore, ma di estenderne le capacità operative.

Un ROV può consentire di osservare un ambiente altrimenti non visibile, raccogliere informazioni, localizzare una persona e raggiungere zone nelle quali l’accesso umano può essere difficile o pericoloso. Una volta che la persona viene recuperata, restano naturalmente determinanti le competenze degli operatori e la tempestiva gestione sanitaria del paziente.

È quindi particolarmente interessante il concetto che emerge dall’esperienza londinese: utilizzare la tecnologia per ridurre il tempo necessario a raggiungere la vittima e contemporaneamente aumentare la sicurezza della squadra di soccorso.

Una prospettiva interessante anche per il soccorso acquatico

Il caso del London Ambulance Service apre inevitabilmente una riflessione sull’evoluzione delle dotazioni destinate agli scenari acquatici. Negli ultimi anni droni aerei, sonar portatili, sistemi di localizzazione e ROV subacquei sono diventati progressivamente più compatti e accessibili. La loro integrazione nei protocolli operativi richiede tuttavia qualcosa di più del semplice acquisto di un dispositivo: servono formazione, addestramento, procedure condivise e una chiara definizione delle modalità di impiego all’interno della squadra di soccorso.

Ed è proprio questo probabilmente l’aspetto più significativo dell’esperienza britannica: i droni non vengono considerati strumenti isolati, ma vengono integrati nell’addestramento degli operatori e nell’organizzazione complessiva della risposta all’emergenza.

La tecnologia, da sola, non rende sicuro un ambiente acquatico e non elimina il rischio di annegamento. Lo stesso London Ambulance Service sottolinea infatti come la prevenzione rimanga prioritaria. Ma quando l’emergenza si verifica, poter vedere sotto la superficie, localizzare rapidamente una persona e raggiungerla senza esporre immediatamente un altro essere umano a un ambiente pericoloso può rappresentare uno strumento in più a disposizione della catena del soccorso.

Un’evoluzione che merita quindi di essere osservata con attenzione anche nel nostro Paese, soprattutto negli scenari nei quali soccorso acquatico, primo intervento sanitario e sicurezza del soccorritore devono necessariamente procedere insieme.

Fonti: London Ambulance Service NHS Trust; VTV – Vietnam Television; CHASING Innovation.
Link: https://vtv.vn/robot-cuu-ho-duoi-nuoc-100260918171634019.htm
https://www.londonambulance.nhs.uk/2026/08/19/london-ambulance-service-first-in-uk-to-deploy-underwater-drones/
Video: https://youtu.be/btZJErm0VFc?si=3Kdi_ZaQv2QJVKI-

Redazione IARR

Redazione

Redazione - Italian Academy of Rescue and Resuscitation (www.iarr.it)

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